my poetry in L’immaginazione

ora di punta

al piano terra le persone paiono più vive
conversano sofisticate
di religione e letteratura
ma anche
delle correnti furtive
che giungono dalle scale.
certo,
è un’ora di punta
quando tutte le macchine suonano il clacson
e i mendicanti si fermano tutti assieme
all’Apocalisse
ma anche al piano terra
i suoni si insinuano sempre più rari
le onde radio si riducono al massimo
le persone che ti ascoltano sono più che altro pazienti
o meno possessive prima di lanciarsi in tumulto
negli specchi appositamente preparati.

è una questione di ore.
le file che arrivano innanzi agli edifici
avanzano un passo alla volta
chi sta fuori può seguire sugli schermi
come stringi i pugni una volta
due volte
cercando di non disturbare nessuno.


mattina

abito in una camera da studente
a due letti, mangio tutti i giorni conserve
per terra giornali vecchi
il termosifone è arrugginito e sempre freddo
ma una piccola felicità ce l’ho:

la mattina, quando vado al negozio
giù all’angolo a comprare le sigarette
vedo sempre una ragazzetta dai capelli viola tinti
tutta tremante, con una giacca leggera

ha occhi grandissimi e neri, in realtà
forse si droga, ma quando mi avvicino
a lei è così soave il suo sorriso
che tutto si dilegua in un attimo


per giorni e giorni

aspetto che piova come in autunno piove
per giorni e giorni starsene buoni buoni in camera
seguendo con gli occhi gli ombrelli
neri

che si sollevano sui palazzi e si librano
così, fin lontano, e tu pensi che
ogni uomo debba avere un suo ombrello
nero

che lo trasporti sopra il mondo
quando piove e piove e qui non c’è
più nient’altro da fare


una sensazione piacevole

una sensazione piacevole
ti sembra di decollare in un mattino di sole
con un aeroplanino
e d’un tratto ti ritrovi tra soffici nuvole bianche

chiudi gli occhi e vedi te stesso a una festa glamour
con la ragazza in abito rosso
si era persa per le strade di notte
guardi come in trance le sue labbra turgide il piccolo livido
sul braccio destro e l’abito rosso
con lo spacco da un lato

la ritrovi nuda e oziosa su un letto immenso
nella tua mano l’abito diventa un piccolo gomitolo rosso
solo il suo grido ti risveglia
ti guardi intorno e vedi il tavolo pieno
di libri carte cartelline
e davanti a te la sedia vuota dove lei sedeva un tempo

 

Daniel D. Marin, poeta romeno „duemilista”, debutta nel 2003 con la raccolta Ora di punta, che gli vale il Premio per la poesia al Festival „Duiliu Zamfirescu” e la candidatura al Premio nazionale di poesia „Mihai Eminescu” Opera Prima, maggior riconoscimento letterario per i poeti esordienti. Nel 2008 pubblica un secondo volume di poesie, Cosi com’era, e nel 2009 L’ho preso da parte e gliel’ho detto,  che vince il prestigioso Premio „Marin Mincu” 2010. Ha curato rubriche e inchieste sulla poesia giovane per diverse testate letterarie romene e ha partecipato a letture pubbliche in Germania e in Spagna. Ha coordinato l’importante antologia Poesia antiutopica. Un’antologia del duemilismo poetico romeno (2010), tra i primi volumi a gettare uno sguardo d’insieme sulla generazione 2000 della poesia romena.


Traduzione dal romeno di Anita Natascia Bernacchia
(L’immaginazione, numero 261 marzo 2011)

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